Luchino Visconti muore 17 marzo 1976. Stava lavorando al montaggio del suo ultimo film, l’Innocente. Gli hanno chiesto più volte quale epigrafe avrebbe voluto sulla sua tomba. “Quella che descrivesse le mie aspirazioni come se fossero i miei risultati.” ha risposto una volta. “Cechov, Shakespeare e Verdi” ha risposto un’altra volta. Visconti è il Novecento: l’ultimo sguardo su un mondo antico e il primo su quello nascente. Ha raccontato ciò che nel nostro paese stava decadendo, ciò che si nascondeva e ciò che si stava spezzando. In fondo, ha ritratto il mondo che oggi guardiamo. Le sue ceneri e quelle della sorella Uberta sono collocate nel punto preciso da lui indicato nel giardino della Colombaia, alle spalle dell’abitazione, con lo sguardo rivolto sul mare lungo la baia di San Montano. Il mare rimane l’ultimo infinito. Finché qualcuno lo guarderà, Visconti sarà vivo.