|
Una storia infinita...
La storia civile di Forio incomincia dal momento in
cui dei siciliani (Siracusani), avendo trovato in Forio
un meraviglioso clima, vi si fermarono accupando la
zona ai piedi di Punta Imperatore e prendendo possesso
delle terre fino alla vallata di S. Montano. Fondarono
una cittadina chiamandola: Forio (Fiorita di fiori),
fortificarono i luoghi più sprovveduti e crebbero
in pace nella pianura più fertile dellisola.
Leruzione del Caccavello però fece fuggire
la colonia siciliana, seppellendo sotto la lava di Zara
e Marecoco la fiorente civiltà siciliana. Calmatisi
gli elementi naturali, a prendere possesso della fertile
zona accorsero napoletani e romani i quali si fusero
in un solo popolo. Ritornarono i siciliani e reclamarono
presso Giulio Cesare il loro diritto di antichi proprietari.
Le terre furono restituite ai siciliani e così
Forio risorse a nuova vita per la loro opera.
Dopo non poche irruzioni di barbari che devastarono
ogni cosa, i superstiti si rifugiarono sui monti e sulle
colline. Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Spagnoli
immiserirono lisola e la fertile piana di Forio.
Infine, si susseguirono le piraterie che misero sossopra
il paese tanto da renderlo squallido, disabitato e spopolato.
Scomparso il perciolo più forte, quello della
pirateria, i pochi abitanti superstiti tornarono dalle
montagne, cominciarono ad affrontare i pericoli e si
reseso sclatri nellattaccare i nemici. Li tenevano
così lontani, mentre mettevano ordine nellagricoltura
e nellindustria. La cittadina ritornò così
a vita novella e tutti quelli cherano andati raminghi
ritornarono per costruire fabbricati, case e chiese,
mentre rifiorivano le arti e i mestieri.
Nella travagliata storia di questo popolo indomito
non possiamo dimenticare altre invasioni e soprusi usati
da Carlo II nel 1300, mentre la pirateria del Barbarossa
si faceva sentire nel 1544. In questoccasione
linvasione fu tanto terribile che Forio rimase
sepolta, incolta ed abbandonata.
Ma i foriani, sempre più decisi, aspettavano
con pazienza che finisse linvasione per risorgere.
Più scaltri di prima e pieni di coraggio, ricominciarono
con energia a riattivare le industrie, il commercio,
lagricoltura. La ubertosa piana di Forio attirò
da tutte le parti dItalia genti che, fondendosi
agli indigeni, diedero vita alla nuova Forio.
Vennero costruite case, chiese, piazze e torri di difesa
al caseggiato. Le torri furono costruite in forme diverse
e situate su due linee, quella interna e quella esterna.
Le estrerne furono munite di artiglieria pronta a rispondere
agli assalti nemici. Le stesse strade, strette a sghembo,
ed i caseggiati quasi incatenati tra loro dovevano essere
una trappola per gli invasori
Lo stesso Jasolino, illustre medico calabrese e grande
amatore di Forio, nel 1550 la definisce la terra più
ubertosa e popolata dellisola.
Così crebbe negli anni Forio fino alla fine del
secolo passato. Il dott. DAloisio, autentico isolano,
così definì i foriani:
«I suoi naturali (di Forio) sono acuti, ingegnosi
e coraggiosi, e di tale maniera arditi che, a primo
impeto, qualunque più azzardosa e pericolosa
impresa non prezzano ecc. ecc. Nientedimeno risplende
un clero molto numeroso e la gente civile vive accostumata
nelle buone arti, a differenza della ciurmaglia ecc.
ecc.»
Ischia, Isola meravigliosa - Prof.
S. Di Costanzo - Editoriale Ischia Sas - 1999
|